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Insegnami a sbagliare

By Anita Zanella
In Hands-on
Tagged Per famiglie, Per insegnanti, Per studenti, Primaria, Secondaria di I grado, universo in tutti i sensi

Attività didattica progettata da Irene Albanese e Andrea Farina durante il corso “Designing multi-sensory public engagement activities” nel 2026.

Breve descrizione dell’attività

Questa attività, rivolta a bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado, propone un’esplorazione multisensoriale delle comete e dei piccoli corpi del Sistema Solare. La successione di più fasi, con materiali che permettono una ricostruzione via via più dettagliata, aiuta a comprendere in modo intuitivo come cambino precisione e accuratezza al variare degli strumenti a disposizione. L’attività mostra così che osservare un oggetto non significa riprodurlo subito in modo perfetto, ma avvicinarsi gradualmente alla sua forma attraverso tentativi, misure, errori e correzioni. Il percorso valorizza il tatto, l’ascolto, l’immaginazione e in particolare la collaborazione, e richiama il modo in cui in astronomia si costruisce la conoscenza a partire dall’interpretazione di ogni scienziato delle informazioni indirette disponibili.

 

Materiale necessario

  • 1 o 2 scatoloni o contenitori rigidi abbastanza grandi da coprire completamente i modellini 3D senza mostrarli
  • 1 o 2 bende per gli occhi
  • 2 o più modellini 3D di piccoli corpi del Sistema Solare, con forme diverse tra loro, per esempio comete o asteroidi irregolari
  • Materiale riciclato, con forme e dimensioni diverse (rotoli di carta, scatoline di cartone, contenitori vuoti, tubi di cartone, piccoli imballaggi leggeri)
  • Mattoncini da costruzione o LEGO®
  • carta
  • carta stagnola o altri materiali modellabili 
  • colla vinilica
  • nastro adesivo 
  • sabbia o farina grezza

 

Preparazione dell’attività

L’attività è pensata per piccoli gruppi, così che ogni bambino abbia il tempo di ascoltare, osservare, fare domande e costruire il proprio modello. Il gruppo ideale comprende 1 bambino bendato, oppure al massimo 2 a turno, e fino a 2 o 3 bambini dall’altro lato del tavolo. Prima dell’inizio, il facilitatore prepara il tavolo in modo che le due zone siano ben distinte. Da un lato colloca il modellino 3D del piccolo corpo sotto lo scatolone, in modo che resti completamente nascosto alla vista. Dall’altro lato dispone i materiali per la costruzione, già separati in base alle tre fasi del laboratorio: materiali di recupero per la prima ricostruzione, mattoncini per la seconda/LEGO®, materiali modellabili per la costruzione finale. È utile avere a disposizione più modellini 3D con forme diverse, per esempio corpi più allungati, tondeggianti, bilobati o irregolari. In questo modo il facilitatore può adattare l’attività all’età dei partecipanti e mostrare meglio quanto la ricostruzione cambi al variare delle informazioni disponibili e della precisione degli “strumenti”.

 

 

 

Descrizione dell’attività 

L’attività inizia con i bambini disposti attorno al tavolo. Il facilitatore presenta il laboratorio come una piccola missione di esplorazione astronomica e introduce in modo semplice l’idea centrale: quando gli astronomi studiano un piccolo corpo del Sistema Solare, come un asteroide o una cometa, non lo vedono quasi mai in modo completo e immediato. Devono raccogliere indizi, interpretare segnali e costruire poco alla volta un’idea della sua forma. A questo punto il facilitatore spiega che uno dei bambini avrà un ruolo speciale: non sarà un osservatore, ma diventerà il piccolo corpo stesso. Il bambino viene bendato e accompagnato dietro al tavolo, dove si trova il modellino 3D nascosto sotto lo scatolone. Gli altri bambini restano dall’altro lato del tavolo e assumono il ruolo degli “astronomi”, cioè di coloro che devono capire com’è fatto l’oggetto senza poterlo vedere direttamente.

 

D’ora in poi, ogni passaggio descritto per un bambino bendato può essere applicato a due bambini bendati, uno per ciascun gruppo, ognuno con un modellino 3D, in modo che l’attività possa essere svolta in due gruppi paralleli. In questo caso, i bambini non bendati devono essere divisi in piccoli gruppi di massimo 2/3 partecipanti, e assegnati ad uno dei due gruppi.

 

Fase 1

Una volta bendato, il bambino dietro al tavolo può toccare il modellino nascosto e iniziare a esplorarlo con calma attraverso il tatto. Il facilitatore lo invita a descrivere quello che sente con parole semplici: se la forma è lunga o corta, tonda o irregolare, se ci sono due parti unite, se ci sono sporgenze, rientranze o differenze tra una zona e un’altra. In questa prima fase è importante che il bambino non dica il nome dell’oggetto e non cerchi di indovinarlo, ma si concentri soltanto sulle caratteristiche che riesce a percepire.

 

Mentre il bambino descrive il piccolo corpo, gli altri ascoltano senza vedere nulla e iniziano a costruire, ciascuno per conto proprio, una prima versione dell’oggetto usando i materiali di recupero disposti sul tavolo. In questo modo ogni partecipante produce una propria interpretazione delle informazioni ricevute. Questa differenza è importante, perché mostra fin dall’inizio che, quando i dati sono pochi e gli strumenti sono poco precisi, una stessa descrizione può portare a risultati diversi.

 

Dopo la prima descrizione del bambino bendato, ogni partecipante costruisce una propria versione del piccolo corpo usando materiali di recupero grandi, semplici e poco regolari, come rotoli di carta, scatoline o contenitori vuoti. In questa fase la scelta dei materiali è intenzionale. Gli elementi disponibili permettono di creare solo forme approssimate, con pochi dettagli e con passaggi molto netti tra una parte e l’altra. Il risultato non deve essere preciso: deve mostrare che, quando le informazioni sono limitate e gli strumenti non permettono una ricostruzione fine, si ottiene un modello ancora incerto e grossolano. Il facilitatore può spiegare che questa prima costruzione rappresenta il lavoro degli astronomi quando hanno pochi dati oppure strumenti con una risoluzione bassa. L’oggetto esiste davvero, ma da lontano si colgono solo alcune caratteristiche generali. Per questo motivo le prime ricostruzioni possono essere incomplete, semplificate o anche diverse tra loro, pur partendo dalle stesse informazioni. In questo passaggio emerge già il ruolo dell’errore: non come semplice sbaglio, ma come limite naturale di una misura ancora poco precisa.

 

Una volta terminata la prima ricostruzione, Il facilitatore invita i bambini a osservare le differenze tra i modelli prodotti. Alcuni potranno risultare più allungati, altri più compatti, altri ancora con parti molto diverse tra loro. Questo confronto è utile, perché rende visibile il fatto che da dati poco precisi possono nascere interpretazioni differenti.

 

Fase 2

A questo punto si passa alla seconda fase. Il bambino bendato continua a esplorare il modellino, mentre gli altri bambini possono fare liberamente domande sulla forma, sulle proporzioni e sui dettagli percepiti. Le nuove informazioni rappresentano dati aggiuntivi ottenuti grazie a osservazioni migliori. Contemporaneamente, i materiali cambiano: al posto degli oggetti di recupero entrano in gioco i mattoncini da costruzione o i LEGO®. Anche questa scelta ha un significato preciso. I mattoncini sono più piccoli, modulari e regolari. Permettono di controllare meglio la forma, di aggiungere particolari, di correggere errori e di avvicinarsi di più all’oggetto reale. Nel laboratorio, essi rappresentano strumenti astronomici più avanzati, capaci di fornire una risoluzione migliore e quindi una descrizione più dettagliata del piccolo corpo.

 

In questa seconda ricostruzione, ogni bambino realizza un nuovo modello individuale, non limitandosi a decorare o correggere il precedente, ma ripartendo da una base più precisa. Questo rende più evidente il confronto finale tra la prima versione, più approssimata, e la seconda, più dettagliata. Se Il facilitatore lo ritiene utile, il bambino bendato può anche passare a un altro modellino 3D, e permettergli di alternarsi con altri bambini. 

 

Al termine della seconda ricostruzione, Il facilitatore riunisce il gruppo attorno al tavolo e invita i bambini a osservare i diversi modelli realizzati. Questo è un momento importante, perché permette di confrontare la prima versione, costruita con materiali grandi e poco precisi, con la seconda, realizzata con elementi più piccoli e modulari. Il confronto rende visibile come una ricostruzione cambi quando aumentano le informazioni disponibili e quando migliora lo “strumento” usato per rappresentare l’oggetto.

 

Fase 3

A questo punto lo scatolone viene rimosso e il modellino 3D reale viene finalmente mostrato a tutti. Anche la benda viene tolta, così che ogni bambino possa osservare direttamente il piccolo corpo. Questo passaggio rappresenta una fase ulteriore dell’osservazione astronomica: dopo gli indizi indiretti, le ricostruzioni approssimate e il miglioramento degli strumenti, l’oggetto può essere visto in modo più chiaro. Il facilitatore può spiegare che questo non significa che ogni incertezza sia scomparsa, ma che ora le osservazioni sono abbastanza ricche da permettere una ricostruzione molto più affidabile.

 

Una volta mostrato il modellino reale, i bambini possono confrontarlo con le due versioni che hanno costruito. Il facilitatore può guidare una breve discussione collettiva, mettendo in evidenza quali caratteristiche erano già emerse nella prima fase, quali sono diventate più chiare nella seconda e quali, invece, erano difficili da capire senza una visione diretta. Questo confronto aiuta a rendere concreto il ruolo dell’errore nella scienza: un errore non è sempre il segno di un fallimento, ma spesso è il risultato naturale di dati incompleti, di strumenti limitati o di una risoluzione ancora insufficiente. In questa fase conclusiva, ogni bambino realizza un nuovo piccolo corpo personale con materiali modellabili, come carta, cartoncino, alluminio sottile e altri elementi facili da sagomare. Se lo si ritiene opportuno, la superficie può essere arricchita con una piccola quantità di sabbia o materiale simile, fissata con la colla, per suggerire una texture più irregolare. Questa terza costruzione non serve più soltanto a “indovinare” l’oggetto, ma a rielaborare tutto il percorso fatto: prima l’idea iniziale, poi la correzione grazie a dati migliori, infine la creazione di un modello più consapevole, personale e vicino alla forma osservata.

 

Al termine del laboratorio, ogni bambino può portare a casa il proprio piccolo corpo. In questo modo resta un oggetto concreto che riassume l’esperienza svolta e che può diventare anche un punto di partenza per continuare a parlare di osservazione, misura, errore e strumenti astronomici. La chiusura del laboratorio può quindi sottolineare che conoscere un oggetto lontano non significa osservarlo perfettamente fin dall’inizio, ma imparare a raccogliere indizi, accettare l’incertezza e migliorare poco alla volta la propria descrizione del mondo.



Descrizione del processo fisico

Asteroidi e comete sono piccoli corpi del Sistema Solare, cioè oggetti molto più piccoli dei pianeti, rimasti come tracce della sua formazione ed evoluzione. Gli asteroidi sono composti soprattutto da roccia e metalli, mentre le comete contengono anche ghiacci e materiali più volatili, che vicino al Sole possono sublimare e formare chioma e coda. Le loro forme sono spesso irregolari e le loro superfici possono essere molto diverse tra loro.

 

L’attività prende spunto da un problema reale dell’astronomia: molti oggetti del Sistema Solare, come asteroidi e comete, sono molto lontani, piccoli e spesso irregolari. Per questo motivo non possono quasi mai essere osservati in modo diretto e completo fin dal primo momento. Gli astronomi devono ricostruire la forma, dimensioni e caratteristiche della superficie a partire da informazioni parziali, ottenute con strumenti che nel tempo sono diventati sempre più efficaci. Nel laboratorio, il bambino bendato rappresenta il piccolo corpo, mentre gli altri bambini rappresentano gli osservatori. Il fatto che il modellino sia nascosto sotto uno scatolone simula una condizione di osservazione limitata: l’oggetto esiste, ma non può essere visto direttamente. Le informazioni arrivano quindi in modo indiretto, attraverso una descrizione parziale, proprio come accade in astronomia quando si devono interpretare segnali raccolti da lontano.

 

La prima ricostruzione, svolta con materiali grandi e poco precisi, rappresenta una fase in cui i dati disponibili sono ancora limitati e la risoluzione dello strumento è bassa. In queste condizioni si colgono solo alcune proprietà generali dell’oggetto, per esempio se è allungato, tondeggiante, bilobato o molto irregolare. Il modello ottenuto è quindi approssimato e può cambiare molto da un osservatore all’altro.

 

La seconda fase introduce nuove domande e materiali più piccoli e modulari, come i mattoncini da costruzione. Questo passaggio rappresenta il miglioramento degli strumenti di osservazione e della qualità dei dati. Quando la risoluzione aumenta, diventa possibile descrivere meglio la forma del corpo, correggere alcune interpretazioni iniziali e costruire modelli più vicini alla realtà.

 

La fase finale, in cui il modellino viene mostrato apertamente, rappresenta una situazione in cui l’oggetto può essere osservato con molti più dettagli. Anche in questo caso, però, il laboratorio aiuta a capire che la conoscenza scientifica non nasce in un solo momento, ma attraverso passaggi successivi: prima una stima iniziale, poi una revisione, poi un affinamento ulteriore.

 

Dal punto di vista fisico e scientifico, il laboratorio mostra quindi tre idee fondamentali: 

  • che l’osservazione di un corpo lontano dipende dagli strumenti disponibili; 
  • che ogni misura porta con sé un certo margine di incertezza; 
  • che l’errore non è solo qualcosa da eliminare, ma una parte utile del processo scientifico, perché aiuta a capire quanto un risultato sia affidabile e quanto possa ancora essere migliorato.
Licenza per il riutilizzo del testo:
2026-08-25

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