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Sviste astronomiche

By Anita Zanella
In Hands-on
Tagged Per famiglie, Per insegnanti, Per studenti, Primaria, Secondaria di I grado, universo in tutti i sensi

Attività didattica progettata da Erika Korb durante il corso “Designing multi-sensory public engagement activities” nel 2026.

Breve descrizione dell’attività

Quante volte abbiamo trovato una nuvola a forma di gatto o ci siamo convinti di aver sentito una parola italiana in una canzone inglese? Questo tipo di “allucinazione” prende il nome di pareidolia e indica la tendenza del nostro cervello di ricondurre a qualcosa di familiare tutto ciò che vediamo, ascoltiamo o tocchiamo. In quest’attività, impareremo a riconoscere la pareidolia attraverso un’esperienza multisensoriale e scopriremo che anche i più grandi scienziati del passato sono stati tratti in inganno dalle loro percezioni e convinzioni. Infine, rivolgeremo uno sguardo alla luna e cercheremo di capire quale misteriosa figura si cela tra le sue macchie.

 

Materiale necessario

Il laboratorio è costruito in modo modulare per poter essere adattato a diversi tipi di pubblico e contesti. Pertanto, di seguito si riportano i materiali essenziali per poter svolgere ciascun modulo, segnalando la possibilità di usare del materiale aggiuntivo dove previsto.

 

Pareidolia visiva:

  • Immagini da usare come esempio di pareidolia visiva (vedi allegato)
  • Immagine dei canali di Marte di Schiaparelli (vedi allegato)

Pareidolia tattile:

  • Plastilina
  • Tempere
  • sacchetti di tela, meglio se richiudibili con laccetti
  • Bonus: tabelle con oggetti da indovinare, matite o pennarelli, forbici (vedi allegato)
  • Bonus: immagine di uno stesso campo stellare fotografato dai telescopi spaziali Hubble e James Webb (vedi allegato)

Pareidolia sonora:

  • oggetti per riprodurre effetti sonori, ad esempio: gruccia, tubo, canna di bambù, tubo chiuso contenente del riso, sacchetto frigo, pigne, coperchi di latta o plastica come quelli dei vasetti di marmellata, sale grosso in barattolo, guanti da giardinaggio

Macchie lunari:

  • Immagine stampata della luna piena (vedi allegato)
  • Strumenti per colorare, come matite o pennarelli
  • Bonus: immagine con il contorno del coniglio lunare cinese (vedi allegato)

 

Figura 1: materiale
Figura 2: pareidolia tattile. Forme astronomiche (pannello di sinistra) e forme marine (pannello di destra).

 

Figura 3: materiale per la pareidolia sonora.

 

Preparazione dell’attività

L’attività sulla pareidolia tattile è l’unica tra le quelle proposte che richiede di preparare del materiale aggiuntivo. Per le altre attività è sufficiente raccogliere il materiale elencato.

Si utilizza la plastilina per creare tanti oggetti quanti i sacchetti a disposizione, idealmente 5. Gli oggetti possono essere scelti liberamente, ma devono poter essere interpretati in modi diversi usando il solo tatto. È consigliabile fare riferimento a due macro-aree per la possibile interpretazione degli oggetti. Ad esempio, se si fa riferimento alle tabelle allegate, si possono creare degli oggetti interpretabili in ambito astronomico o marino, la cui forma ricordi una medusa o una cometa, un pianeta come Saturno o un sottomarino, un meteorite con crateri o un pesce palla, un alieno o un pesce abissale, una stella o una stella marina. Una volta creati, gli oggetti sono dipinti con le tempere in modo da avere le due facce dipinte diversamente, per suggerire anche visivamente le due possibili interpretazioni. Ogni oggetto viene poi inserito in un sacchetto, in modo da nasconderne l’aspetto.

Nel caso in cui l’attività venga proposta a bambini di età superiore ai 6 anni, si consiglia di usare le tabelle allegate. In tal caso, le tabelle vanno stampate e ritagliate in modo da poterne consegnare una a ciascuno.



Descrizione dell’attività

Il laboratorio è pensato per essere modulare e adattabile a fasce di pubblico diverse. Di seguito verranno descritte le varie attività e, ove necessario, verrà sottolineato come adattarle a pubblici diversi. In generale, si suggerisce cominciare dall’attività sulla pareidolia visiva, proseguire con quella tattile, e concludere con quella sonora. In presenza di bambini sotto i 12 anni, si consiglia di aggiungere alla fine anche l’attività sulle macchie lunari.

 

Pareidolia visiva

La pareidolia visiva è un’esperienza abbastanza comune negli esseri umani. Essa si verifica quando vediamo, ad esempio, una forma o una macchia e il nostro cervello la riconosce come un volto o un oggetto familiare. 

 

L’attività inizia evocando nei partecipanti ricordi ed esperienze che siano utili per ricostruire esempi concreti di pareidolia accaduti nella loro quotidianità. Si possono porre domande dirette, come “vi è mai capitato di cercare un animale nelle nuvole?” o “avete mai notato che alcune macchie o alcuni oggetti sembrano avere delle forme familiari?”. Per stimolare il dialogo, è utile proporre anche alcune foto stampate con esempi di pareidolia visiva (ad esempio, le immagini A e B allegate). Si chiede al pubblico cosa veda nelle figure proposte e si cerca di capire se tutti i partecipanti interpretano le forme nello stesso modo. In questa prima fase, è importante guidare l’osservazione e sottolineare i punti in comune nell’interpretazione delle figure da parte di persone diverse. Usando un’analogia, si può sottolineare come in questo contesto il cervello sembri giocare al gioco enigmistico di “unisci i puntini”, ma in una versione in cui i punti da unire sembrano non essere gli stessi per tutti. Si può anche ricordare che questa dinamica è simile a quella che ha portato a creare le figure delle costellazioni, “unendo i puntini” tra le stelle più brillanti del cielo.

 

Dopo questa introduzione, si mostra al pubblico l’immagine del “volto su Marte” (una conformazione rocciosa sulla superficie di Marte fotografata dalla sonda Viking 1 nel 1976 nella regione di Cydonia; immagine C nell’allegato) e si chiede di descrivere cosa ci sia raffigurato. Dopo una breve interazione, si propone di confrontare il “volto su Marte” con la foto scattata dal Mars Reconnaissance Orbiter nel 2007 (immagine D nell’allegato). Nella seconda foto, il “volto” scompare perché l’illuminazione della roccia è diversa da quella della prima foto, chiarendo che l’esistenza del “volto” è dovuta ad un effetto di pareidolia su di una conformazione rocciosa. Per chiarire il fenomeno ottico in questione e fugare ogni dubbio, si può illuminare con una torcia un foglio di carta appallottolato, mostrando che si creano diverse proiezioni di ombra. 

 

Rimanendo su Marte, si può ora mostrare la mappa di Marte disegnata da Giovanni Schiaparelli nel 1890, una delle prime che disegnò a partire da osservazioni fatte al telescopio. Si chiede ai partecipanti usare questa mappa per immaginare, secondo loro, come sia fatta la superficie di Marte. È probabile che le ricostruzioni pongano molta enfasi sulle linee dritte rappresentate nella mappa. Perciò, si racconta ai partecipanti che all’epoca Schiaparelli aveva osservato Marte con un telescopio che non era potente come quelli attuali, quindi vedeva perlopiù ombre sfocate. Un po’ come abbiamo fatto noi ora, anche Schiaparelli “vide” delle forme che non erano presenti per davvero sulla superficie di Marte e, in particolare, decise di collegare artificialmente quelle ombre che vedeva con delle linee dritte, un po’ come se stesse giocando a “unisci i puntini”. Schiaparelli chiamò quelle linee “canali” e subito la sua scoperta fece il giro dell’Europa: ci sono dei canali su Marte! La notizia però circolò in inglese e, per colpa di una traduzione imprecisa, quei “channels” naturali diventarono dei “canals” artificiali. L’astronomo statunitense Percival Lowell rimase affascinato dai “canali” che Schiaparelli aveva disegnato, ma ancor di più lo colpì la possibilità che quei  “canals” fossero stati scavati da una civiltà avanzata… i marziani! Lowell scrisse molti libri su questi canali e sulla civiltà che secondo lui abitava Marte, ed è grazie a lui e all’immaginazione di Schiaparelli che, ancora oggi, se pensiamo ad una civiltà aliena pensiamo prima di tutto ai marziani.

 

Per un pubblico al di sotto dei 6 anni, si consiglia di non mostrare immagini di pareidolia con edifici architettonici, perché potrebbero richiedere un grado di astrazione troppo elevato. Per la stessa ragione, questo tipo di pubblico potrebbe avere difficoltà a riconoscere una città tra i canali di Schiaparelli. Quindi si consiglia di limitare questa fase all’aspetto aneddotico, sottolineando che persino un grande scienziato come Schiaparelli ha “visto” forme che non c’erano per colpa della pareidolia e delle limitazioni dei telescopi dell’epoca.

 

Pareidolia tattile

L’attività di pareidolia tattile ha lo scopo di dimostrare che lo stesso oggetto può essere interpretato in modi diversi pur prendendo in considerazione la sua sola forma. A turno, i partecipanti avranno la possibilità di tastare gli oggetti in plastilina posti dentro i sacchetti, provando a indovinare cosa rappresentano. Anche in questo caso, il cervello tenderà a riconoscere forme familiari, ma non è detto che siano le stesse per tutti i partecipanti. 

 

Per un pubblico al di sopra dei 6 anni

Per evitare che il pubblico si faccia influenzare troppo dai vicini e per sottolineare l’importanza del contesto per guidare l’interpretazione del cervello, si consiglia di usare le tabelle. In questo caso, si consegnano una tabella e una matita (o pennarello) a ciascun partecipante. Inoltre, i sacchetti vengono numerati.

 

A turno, i partecipanti avranno la possibilità di toccare gli oggetti contenuti nei sacchetti e indovinare cosa contengono. Si chiede al pubblico di assegnare ad ogni sacchetto uno degli oggetti presenti sulla scheda. Una volta terminata questa fase esplorativa, si verifica sacchetto per sacchetto quali sono state le previsioni degli oggetti. Si sottolinea come le diverse tematiche proposte nelle schede possano portare il cervello a “cercare” uno di quegli oggetti, restringendo il campo delle possibilità. Questo effetto diventa evidente per le previsioni eseguite con la tabella a tema “cibo” e con le righe in eccesso tra gli oggetti da indovinare, idealmente 5 e a tema astronomico o marino (coerentemente con gli oggetti creati e le altre due tabelle).

 

È molto probabile che la forma a cinque punte venga sempre associata ad una stella (astronomica o marina), poiché è una rappresentazione molto comune. In questo contesto, vale la pena sottolineare come anche quest’associazione, specialmente in campo astronomico, sia frutto di una limitazione percettiva. Infatti, le stelle nella realtà sono sfere di gas molto caldo, e non hanno le punte. Le stelle hanno apparentemente le punte per colpa di un fenomeno ottico che si instaura nel momento in cui cerchiamo di fotografarle. A ben guardare, il numero di punte che ci sembra abbia una stella dipende dal telescopio usato per fotografarla. Ad esempio, le stelle vicino ai Pilastri della Creazione (parte della Nebulosa dell’Aquila, immagine allegata) mostrano 4 o 6 punte a seconda che siano state fotografate, rispettivamente, dal telescopio Hubble o dal James Webb Space Telescope (JWST).

 

Pareidolia sonora

L’attività di pareidolia sonora ha lo scopo di sottolineare come il cervello usi l’immaginazione e gli altri sensi per ricondurre i suoni al contesto in cui si trova oppure a ciò che già conosce. L’attività riprende ciò che realmente fanno i rumoristi nel mondo del cinema: utilizzano oggetti comuni per produrre gli effetti sonori usati nei film.

 

Per un pubblico al di sotto dei 6 anni

Chiedere al pubblico di mettersi di spalle, in modo da non guardare gli oggetti utilizzati. Usare gli oggetti sonori uno alla volta, chiedendo al pubblico di indovinare secondo loro che suono rappresenti ciascun oggetto. Se necessario, provare a suggerire un po’ di contesto di un’ipotetica situazione in cui potrebbero ascoltare quel suono.

 

Per un pubblico tra i 6 e i 12 anni

Si chiede al pubblico di voltarsi di spalle e si narra una storia basata sui suoni riproducibili con gli oggetti raccolti. La storia segue un canovaccio ma è pensata per adattarsi e seguire l’attribuzione del significato assegnato a quei suoni dal pubblico. Di seguito, viene presentato un possibile canovaccio, che si basa sui seguenti oggetti (e sui possibili suoni associati): 

  • gruccia o bambù (frecce)
  • tubo con riso dentro (pioggia)
  • sacchetto frigo o pigne (crepitio fuoco)
  • coperchio di un contenitore (zoccoli cavallo)
  • sale grosso in barattolo (camminata su neve)
  • guanti da giardinaggio (stormo di uccelli in volo)

 

Canovaccio:

  •  “Era una notte buia e tempestosa, ci siamo appena svegliati da un sonno profondo, forse causato da un sortilegio. Non ricordiamo come siamo finiti in questa situazione, né capiamo dove siamo, ma sentiamo soltanto … [chiedendo cosa sentiamo] ”
    • Agita il tubo con il riso dentro per simulare la pioggia
      • Possibile risposta del pubblico: “Sentiamo la pioggia”

 

  •  “Tutto ad un tratto, sentiamo un rumore sordo che pian piano aumenta. È come se …”
    • Muove le dita nel barattolo con il sale grosso
      • Possibile risposta del pubblico: “Arriva qualcuno/ci sono dei passi”

 

  •  “Dal rumore sembra che ci sia qualcuno qui vicino. E sembra anche che stia camminando sulla neve. Se così fosse, il sortilegio che ci ha colpito dev’essere stato davvero potente per trasportarci in un luogo così diverso da dove siamo ora!”
    • Batte le dita sul coperchio per simulare gli zoccoli in avvicinamento
      • Possibile risposta del pubblico: “Un cavallo”

 

  •  “Forse si sta avvicinando un guerriero col suo cavallo. Meglio stare all’erta”
    • Muove il bambù/la gruccia per simulare delle frecce
      • Possibile risposta del pubblico: “Delle frecce”

 

  •  “Presto! Dobbiamo nasconderci! Cominciamo a correre nella neve…”
    • Riprende a simulare i passi con il sale grosso, questa volta più velocemente

 

  •  “… e riusciamo a nasconderci in una piccola grotta. Lo straniero e il suo cavallo non ci trovano e pian piano si allontanano.”
    • Riprende a simulare gli zoccoli, questa volta in allontanamento

 

  •  “Stremati da questa lunga giornata, decidiamo di fermarci a riposare nella grotta e… [chiedendo cosa stiamo facendo]”
    • Tocca il sacchetto e le pigne per simulare il crepitio del fuoco
      • Possibile risposta del pubblico: “Accendiamo un fuoco”

 

  •  “Infine, ci corichiamo e dopo una bella dormita finalmente arriva il mattino. Il sole comincia a sorgere e …”
    • Sbatte i guanti per simulare uno stormo in volo

 

  •  “Un rumore ci sveglia! Cosa può essere stato?”
    • Degli uccelli

 

  •  “È l’inizio di un nuovo giorno, chissà quali altre avventure ci attendono”

 

Al termine della narrazione, si svela al pubblico che i suoni sono stati creati usando oggetti di uso comune. È stata l’esistenza del contesto narrativo a proporre di interpretare, ad esempio, il tubo col riso come un rumore di pioggia. Si spiega infine che questo meccanismo viene sfruttato per creare gli effetti speciali nei film.

 

Per un pubblico sopra i 12 anni

Si usano alcuni degli oggetti sonori per dimostrare come possano essere usati per creare suoni che il cervello associa ad altri fenomeni. Si spiega che questo metodo è quello usato dai rumoristi per creare gli effetti speciali nei film. A questo punto, si invitano i partecipanti a usare gli oggetti presenti per creare una storia. In base al numero di partecipanti, si consiglia di dividere i partecipanti in più gruppi e di far loro presentare a vicenda le storie create.

 

Macchie lunari

Consigliato come attività conclusiva per un pubblico sotto i 12 anni

A valle di tutte queste esperienze laboratoriali, si propone al pubblico un’ultima sfida. Si fornisce a ciascuno un’immagine con la luna piena e le sue macchie ben visibili (vedasi allegato). Si propone loro di guardare con attenzione le macchie e di usare i colori forniti per evidenziare una figura nascosta. Si svela poi ai partecipanti che, secondo molte tradizioni orientali, in quelle macchie lunari è nascosto un coniglio. Si conclude sottolineando quindi , ancora una volta, che le forme che interpretiamo negli oggetti cambiano tra persone e culture diverse. E ciò non dipende dal fatto che gli oggetti cambiano (la Luna non cambia) ma perché siamo noi a interpretare ciò che vediamo sulla base della nostra esperienza, una conclusione su cui è bene riflettere quando proviamo a trarre conclusioni affrettate o ci basiamo su pregiudizi.




Descrizione del processo fisico

Da un punto di vista etimologico, il termine pareidolia nasce per indicare il processo psichico che porta ad associare forme casuali ad immagini (“idola”) con forme simili (“para”) e già note. I meccanismi percettivi che regolano questo meccanismo sono ancora poco chiari, ma diversi studi indicano che quest’abilità porti frequentemente a riconoscere volti e figure umane, suggerendone quindi uno sviluppo per ragioni evolutive e sociali. 

In maniera simile, il cervello tende a ricondurre ad esperienze note anche ciò che percepisce con gli altri sensi, come il tatto e l’udito. Vari studi hanno mostrato come il cervello tenda a completare le informazioni mancanti utilizzando gli altri sensi e le proprie conoscenze pregresse. Ad esempio, è stato dimostrato che sia la percezione tattile che quella sonora di uno stesso oggetto possono essere significativamente modificate dall’aggiunta di uno stimolo visivo o dalla diversa provenienza geografica dei percipienti. 



Link utili e bibliografia

Pareidolia visiva

  • https://www.treccani.it/vocabolario/pareidolia/ 
  • https://www.raiscuola.rai.it/scienze/articoli/2021/02/Luca-Perri-Le-neuroscienze-57fb5041-ae0f-45c4-8e80-c6c586be8aad.html 
  • https://media.utoronto.ca/media-releases/u-of-t-professor-wins-ig-nobel-prize-for-jesus-in-toast-study-at-harvard-university/ 

 

Schiaparelli e i canali di Marte

  • https://museoastronomico.brera.inaf.it/canali-di-marte/ 
  • https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2003POBeo..75..347G/abstract 

 

Pareidolia tattile

  • https://cim.mcgill.ca/~haptic/pub/VH-BRB-07.pdf 
  • https://neuro-unige.ch/news/how-tactile-vibrations-create-illusions/ 

Stelle con le punte per effetto della diffrazione nei telescopi

  • https://en.wikipedia.org/wiki/Diffraction_spike 

 

Pareidolia sonora

  • https://www.youtube.com/watch?v=kzo45hWXRWU&t=76s 
  • https://deutsch.ucsd.edu/psychology/pages.php?i=201 

 

Effetti sonori nel cinema

  • https://www.raicultura.it/cinema/articoli/2020/08/Il-rumorista-9b17e504-743a-4c31-9cbc-a6fea3cccac2.html 
  • https://www.youtube.com/watch?v=5hWbmn7GtDE&t=17s 

 

Coniglio lunare nella tradizione orientale

  • https://julietinzena.it/coniglio-lunare/ 

 


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Licenza per il riutilizzo del testo:
2026-08-25

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